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Lui & Lei

Un parcheggio a Napoli, una fame improvvisa


di Membro VIP di Annunci69.it BigOscarOne
08.01.2026    |    1.454    |    4 9.1
"» Scendemmo dall’auto, uno sguardo rapido intorno, poi ci sistemammo sui sedili posteriori..."
“Napule è mille sapore”, cantava Pino Daniele.
E così è stato per me, una mattina di ottobre.

Conobbi questa donna su un sito di incontri. Il suo annuncio mi colpì subito: poche parole, scelte con intelligenza. Scoprimmo di condividere la passione per uno scrittore sudamericano, la mia terra d’origine. Le scrissi senza aspettative, ma la sua risposta arrivò più tardi, inattesa, come una porta che si apre quando stai già andando via.

Esordii con un “Hola, mi amor”. Ci presentammo e notai in lei una curiosità stimolante, a tratti persino disarmante. In chat non è mai semplice: descrivere sensazioni ed emozioni senza fraintendimenti, essere erotici senza scivolare nella volgarità. Eppure, messaggio dopo messaggio, iniziammo a stuzzicarci. Bastò poco perché nascesse un’intesa naturale. Frasi provocatorie, lei in francese, io in spagnolo. Un gioco, un desiderio velato e misterioso. Quasi subito concordammo un incontro conoscitivo.

Un appuntamento al buio. Nessuna foto, nessuna promessa. Lei sposata, con una vita segreta. Io non diverso. Due sconosciuti legati dallo stesso bisogno di evasione.

Così, impavidamente, una mattina di ottobre mi recai all’appuntamento, nel centro di Napoli.

Arrivai con largo anticipo. Mi fermai in doppia fila. Mi sentivo un adolescente al primo appuntamento. Mentre l’aspettavo, mi controllavo allo specchietto: nessun capello fuori posto, la camicia in ordine. Ripassavo mentalmente frasi d’impatto, guardavo il volto di ogni donna che passava sul marciapiede in cerca di un segnale. L’ansia cresceva. Attendevo un suo messaggio che confermasse la sua vicinanza al punto d’incontro. Non nego che affiorasse in me il timore del bidone, ma mi facevo coraggio: tentar non nuoce, e Napoli è sempre una bella città. Ogni esperienza insegna qualcosa.

Passarono dieci minuti, poi quindici, poi venti. Stavo per arrendermi quando sentii il suono della notifica. Era lei. Stava arrivando.

L’ansia cambiò forma. La vidi: viso tondo e dolce, occhiali scuri a nascondere occhi intensi. Bionda, capelli ondulati e sciolti, stivali col tacco alto, un cappottino che celava curve sinuose, lasciando scoperte solo le gambe. Avanzò verso di me e disse:
«Ciao, chérie… sei Oscar?»

Ci ripresentammo rapidamente.
«Hola, cochinita», le dissi sorridendo.

Aveva in mano due caffè. «Uno per te, uno per me», come aveva promesso.

Salimmo in macchina. Le chiesi dove andare.
«Più avanti c’è un parcheggio un po’ appartato. Purtroppo ho poco tempo. Fermiamoci lì e scambiamo due chiacchiere.»

Detto fatto. Un parcheggio sotterraneo, vicino alla stazione. Seguendo le sue indicazioni trovammo un angolo discreto. Mi fermai.

Ci guardammo. Non servivano parole. Ci baciammo subito, con fame, con urgenza, come se ci conoscessimo da sempre, da un’altra vita. Le sue mani mi afferrarono, le mie si persero tra i suoi capelli. Le lingue si cercavano, il tempo sembrava sospeso. Le baciai il collo, le orecchie, mentre le mie mani esploravano il suo corpo. Si tolse il cappotto. Una blusa nera, sottile, lasciava intravedere seni tondi e sodi, capezzoli turgidi. Li accarezzai, li strinsi. Le sollevai la gonna, la toccai e la sentii bagnata. Ansimi, sussurri, desiderio. Il mio corpo reagiva con violenza, il cuore batteva forte. Lei lo sapeva. Si strusciava contro di me, una pantera affamata.

«Andiamo dietro?» mi sussurrò.
«Non dovevi andare via presto?»
«Sì… ma non resisto.»

Scendemmo dall’auto, uno sguardo rapido intorno, poi ci sistemammo sui sedili posteriori.

«Leccamela», ordinò.

Non me lo ripeté. Le sfilai le mutandine e mi inginocchiai davanti a lei. Divaricò le gambe e mi immersi in quel piacere intenso, fatto di mille sapori. La lingua, le dita, il morso. Lei si muoveva, mi stringeva la testa, mi implorava di non fermarmi. Gridava di piacere. La sentii venire una volta, poi ancora.

Un’auto si fermò accanto alla nostra. Il silenzio improvviso, il vetro appannato, il rischio. Ci guardammo sorridendo, complici. Poi lo sportello si chiuse e i passi si allontanarono.

«Chupámelo», dissi.

Mi abbassai i pantaloni. Lei prese il mio membro e iniziò a leccarlo con un’arte lenta e sapiente. La lingua disegnava traiettorie precise, la mano stringeva, la bocca divorava. Mi fece perdere il controllo.
«Sì… così…» mormoravo.
«Vengo», urlai stringendola a me.

Si fermò un attimo, deglutì, poi continuò più lentamente. La fermai. La baciai.

Ci rivestimmo in silenzio, seduti vicini. All’improvviso mi montò sopra, un ultimo gesto di dominio, un bacio lungo, definitivo e feroce.
«Ora devo andare», disse.

La riaccompagnai al punto d’incontro.
«Ci rivedremo», disse scendendo dall’auto.

La guardai allontanarsi tra la gente.
“Napule è mille sapore”, pensai ancora.
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